Migliorare captazione

COME MIGLIORARE LA CAPTAZIONE DELLA CORRENTE ED EVITARE …LE SPINTARELLE COL DITO!

 

Una delle cose che trovo più fastidiose nel nostro hobby è l’incerto funzionamento di una locomotiva per problemi di captazione di corrente. L’inconveniente è ancora più ingigantito e sentito nel caso di macchine digitali.

Per ovviare al problema si può cercare di aumentare il numero di ruote che partecipano alla captazione e/o, nel caso di macchine digitalizzate, inserire dei condensatori sul decoder. Sono spesso migliorie che potrebbero già prevederle i fabbricanti in sede di progettazione con oneri aggiuntivi praticamente nulli, ma forse non sono spinti a farlo per mancanza di una domanda in tal senso. Evidentemente la maggioranza fa funzionare le locomotive … solo in vetrina!.

 

Per aumentare il numero delle ruote atte alla captazione si può intervenire sulla locomotiva (se ci sono ruote ancora disponibili!) o con l’ausilio di ganci conduttori collegando elettricamente il primo carro o carrozza.

Andiamo a illustrare qualche esempio di intervento alla portata di tutti.

Locomotive articolate Roco tipo 636-646.

Si tratta di macchine con già buone doti di captazione ma con un semplice intervento non temeranno più binari sporchi.

 

Il carrello centrale ha tutte le ruote disponibili: basta inserire degli striscianti sulle vele interne e collegarli con 2 fili flessibili e sottili al circuito stampato della macchina.

Figura 1 - carrello centrale 636 Roco

Figura 2 -  lamelle prendicorrente preassemblate

Figura 3 - montaggio su 636 Roco

Le foto illustrano l’intervento. È sufficiente un pezzetto di basetta ramata 10x7 mmm da 1 mm di spessore; si isolano fra loro i 2 bordi laterali e vi si saldano le lamelle prendicorrente (filo in bronzo fosforoso da circa 0,2 mm e 2 fili sottili e flessibili (ottimi i tipi utilizzati per i cablaggi dei decoder). Una volta saldati fra loro i pezzi, si passano i fili negli spazi dell’articolazione sotto l’imitazione del soffietto e si saldano le loro estremità sul circuito stampato della macchina rispettando la giusta polarità. Per tenere ferma la basetta ramata sulla piastrina ferma assi ho utilizzato 2 gocce di colla cianoacrilica. Il foro eseguito preventivamente al centro della basetta ramata serve a poter intervenire sulla sottostante vite del carrello senza dover scollare il tutto.

432 Rivarossi

In questo caso l’intervento è più complesso in quanto occorre smontare quasi completamente la macchina e forare il telaio metallico per far passare i fili all’interno. In compenso il funzionamento ne risulterà completamente trasformato non richiedendo più interventi digitali (ovvero spintarelle col dito!) quando il nostro 432 affronterà una serie di scambi.

Si tratta di costruire delle prese di corrente per i carrelli portanti anteriore e posteriore. NOTA: pur avendo lo stesso rodiggio, nel 431 non serve intervenire in quanto la stessa cosa è stata già fatta dalla Hornby a seguito delle lamentele ricevute al tempo dell’ uscita la 432.

Su una piccola basetta ramata sottile (ricavata da una barretta Magotren per illuminare le carrozze) ho saldato le prese di corrente in filo di bronzo fosforoso da 0,2. Sulla basetta ho saldato anche i due fili. Dopo aver smontato la macchina ho fatto un foro da 1,5 mm nel telaio per far passare la coppia di fili all’interno. Anche in questo caso i fili devono essere sottili, molto flessibili e di colore nero per mimetizzarli il più possibile. La basetta ramata si fissa al carrello superiormente con una goccia di colla dopo aver tarato accuratamente la pressione delle lamelle sulla faccia interna del cerchione.

Figura 4 - 432 Rivarossi con bissel parzialmente smontato: posizione dei 2 fili di bronzo fosforoso piegati ad U e saldato su una sottile basetta ramata

La stessa operazione deve essere fatta ad entrambi i carrelli per garantire un risultato finale con un ottimo funzionamento.

 

Ganci conduttori

Quando non si possono aumentare il numero di ruote che captano corrente si possono adottare dei ganci conduttori. Ne utilizzo di 2 tipi: Viessmann e Almrose.

Il primo è costruito sulla base di un gancio Profi Fleischmann con l’aggiunta di 2 contatti. Ha il vantaggio che rimane compatibile con i ganci Profi anche se presenta una maggiore durezza nell’aggancio e, soprattutto, nello sgancio tanto da rendere impossibile uno sganciamento automatico tramite uno sganciatore elettrico. Si monta come un gancio normale usando un innesto standard NEM 362.

Il secondo ha le stesse caratteristiche elettriche, ma l’accoppiamento dei mezzi è magnetico. Ha lo svantaggio di essere incompatibile con qualsiasi altro tipo di gancio, ma ha il vantaggio di essere semplice da agganciare e sganciare. Esiste, oltre nelle versione con innesto NEM 362, anche nella versione a coda di rondine NEM 363. Ha inoltre rispetto al Viessmann il vantaggio di avere dei fili più sottili che più difficilmente possono creare interferenze con i timoni di allontanamento o in genere problemi di spazio.

Io utilizzo i ganci Almrose per i rotabili da composizione bloccate (locomotiva da treni navetta e accoppiamento automotrice-rimorchiata) mentre uso il Viessmannn nel caso di locomotive per convogli normali passeggeri e merci.

Nelle locomotive tipo navetta il gancio conduttore è unico in quanto l’altra estremità della macchina è rifinita con ganci e accoppiatori realistici. Normalmente il collegamento elettrico è solo tra loco e prima carrozza in quanto anche in caso di vetture illuminate non realizzo una condotta passante su tutto il treno per motivi essenzialmente di costi: ogni coppia di ganci costa sui 10-12 euro. Un vantaggio della condotta su tutto un treno illuminato è il minor numero di lamelle prese corrente da utilizzare e quindi un minore sforzo richiesto alla locomotiva per il traino. Questo potrebbe essere un elemento determinante di scelta nel caso di rampe impegnative.

Figura 5 - gancio Viessmann su bagagliaio FS Roco

Un caso particolare è rappresentato dalle automotrici tipo 668 e 663 vecchia produzione Lima o anche la nuova Hornby. La motrice da sola per via degli anelli di aderenza ha un funzionamento non affidabile se non con binari e ruote perfettamente pulite. Purtroppo usare i ganci conduttori esaminati sopra non è possibile per via dei timoni privi di innesti standard NEM.

Ho ovviato alla cosa utilizzando dei mini connettore da elettronica inseriti nei fori degli accoppiatori pneumatici presenti sia sulla motrice che sulla rimorchiata.

Le foto illustrano il montaggio: i 2 connettori maschio sono stato installati sulla motrice (in tale modo è possibile continuare a farla andare anche isolata), mentre sulla rimorchiata i connettori femmina sono stati saldati a dei fili sottili e ultraflessibili. Agganciare e sganciare necessita di pinzette, ma in compenso l’unità motrice quando è accoppiata alla rimorchiata non teme più i binari sporchi (ovviamente entro certi limiti!).

Paolo Beverini